ABSTRACTS

TITLE AND ABSTRACTS FOR FLORENCE 2020

DR. ANNA BENTINCK VAN SCHOONHETEN
How Giovanni Segantini’s paintings inspired Karl Abraham to develop new ideas about psychoanalysis.
ABSTRACT In 1907 Karl Abraham as a young man, 30 years old, visited Freud for the first time in Vienna and became a devoted colleague and friend for the rest of his short life. And in that same period, when he was just starting to become an analyst, Abraham became so fascinated by Segantini’s paintings that he tried to analyse Segantini from his work and from what was known about Segantini’s life. Being fascinated means that the fascination is conscious, but the underlying connection is unconscious. What inspired Abraham?

Nel 1907 il trentenne Karl Abraham visitò Freud per la prima volta a Vienna e divenne un collega ed amico devoto per il resto della sua breve vita. E proprio in quel periodo, appena agli inizi della sua carriera di analista, Abraham fu così affascinato dai dipinti di Segantini che tentò di analizzare Segantini attraverso i suoi lavori e in base a ciò che si conosceva della sua vita. L’essere affascinati comporta che l’affascinamento sia a livello conscio, ma la relazione sottesa è inconscia. Cos’è che ha ispirato Abraham?

STEFANO BOLOGNINI
It is by The Carracci’s, we did it all together!
ABSTRACT A report of the Carracci family story: Ludovico, Agostino and Annibale worked together for a period in their ‘Accademia degli Incamminati’, and proudly presented one of their masterpieces after having provocatively challenged to reveal who was the real only author of it. An amazing sample of close team cooperation at the highest artistic level for a period; and then, they went their separate ways. Psychoanalytic notes on the interpsychic dimension in art, its rarity and its wonderful intrinsic frailty.

“Ella è dei Carracci, l’abbiam fatta tutti insieme!”
Un episodio della storia di famiglia dei Carracci: Ludovico, Agostino e Annibale che lavorano insieme per un periodo nella loro “Accademia degli Incamminati”, che presentano con orgoglio uno dei loro capolavori, dopo essere stati sfidati provocatoriamente a svelare chi di loro ne fosse il vero, solo autore. Un magnifico esempio di stretta collaborazione gruppale al più alto livello artistico per un periodo; dopodiché andarono ognuno per la propria strada. Note psicoanalitiche sulla dimensione interpsichica nell’arte, sulla sua rarità e sulla sua meravigliosa, intrinseca fragilità.

DEBORAH BROWNING SCHIMEK
Letters and Watercolors From Behind Barbed Wire. The Creative Survival of Hans Reichel in WWII France.
ABSTRACT We will look at a selection of letters and watercolors written by the German-born School of Paris painter Hans Reichel, who was interned as an enemy alien during WWII in a series of restrictive French situations, including two years as a prisoner in the internment camp Gurs. The letters written to Lily Klee, the art critique Wilhelm Uhde, and to a woman with whom he was in love, reveal the extent to which Reichel made use of these friendships during this time to sustain himself, as he he had nearly starved to death, and to inspire his creativity.

Lettere e acquerelli da dietro il filo spinato. La sopravvivenza creativa di Hans Reichel nella Francia del Secondo conflitto mondiale. Si guarderà ad una selezione di lettere ed acquerelli creati dal pittore di origine tedesca presso la Scuola di Parigi, Hans Reichel. Fu internato come straniero nemico durante la seconda guerra mondiale in una serie di situazioni restrittive in Francia, compresi due anni come prigioniero nel campo di Gurs. Le lettere scritte a Lily Klee, il critico d’arte Wilhelm Uhde e ad una donna di cui si era innamorato, rivelano la dimensione entro la quale Reichel fece uso di tali amicizie in questo periodo per sostenersi, visto che quasi morì di fame, come fonte d’ispirazione per la sua creatività.

DAVID A. FREEDBERG
Baroque Rivalry: Rubens and Rembrandt.
ABSTRACT Both Rubens and Rembrandt frequently partnered with others to produce remarkable works. The best of these seem to have been produced without any apparent rivalry. Was it just a matter of their supreme self-confidence that they overcame the usual pitfalls of partnership and collaboration? Or is their transcendence of rivalry just an illusion? The answers emerge from an examination not just of the conditions under which their works were produced, but in the material evidence itself, that is, in the actions, sometimes violent, sometimes restrained, of the hands that produced them.

Sia Rubens che Rembrandt spesso si associavano ad altri pittori per creare opere straordinarie. Le migliori di queste sembrano essere state prodotte senza alcuna forma apparente di rivalità. Era conseguenza del loro supremo senso di autostima se superavano le abituali complicazioni di una collaborazione? O la trascendenza di una rivalità è semplice illusione? Le risposte emergono da una disamina non solo delle condizioni nelle quali furono eseguite le loro opere ma nella evidenza materiale stessa, e cioè, nelle azioni, a volte violente, a volte trattenute, delle mani che le hanno prodotte.

PHILLIP FREEMAN, MD
On Creative Ambitions in the Psychoanalyst.
ABSTRACT I have not come across papers in the psychoanalytic literature that specifically address the creative impulse in the psychoanalyst. This omission seems odd given the number of psychoanalysts who, like the author, have channeled significant portions of their time and energy indulging and pursuing some form of artistic expression. This paper will attempt to mine the psychoanalyst’s experience of an artistic pursuit, in this case, fiction writing, for what that experience might contribute to a discussion about motives for creativity, and the relation of the creative impulse to the creativity of the working psychoanalyst.

Sulle ambizioni creative nello psicoanalista
Non ho riscontrato contributi nella letteratura psicoanalitica che abbiano affrontato specificamente l’impulso creativo nello psicoanalista. Tale omissione appare strana dato il numero di psicoanalisti che, come chi scrive, hanno dedicato porzioni significative del loro tempo ed energia a qualche forma di espressione artistica. Questo contributo intende minare l’esperienza dello psicoanalista nella ricerca artistica, in questo caso, la scrittura narrativa, nella maniera in cui tale esperienza possa contribuire nella discussione sulle motivazione della creatività e il rapporto che l’impulso creativo ha sulla creatività di uno psicoanalista che lavora.

JANE MCADAM FREUD
Lost in Space – the interaction between studio space and body space as partnered in the creation of sculpture.
ABSTRACT The first sentence of Jane Freud’s abstract should read: “Lost in Space examines the effect that the artist’s studio space has on the art object itself (goldfish bowl effect) and in parallel, the effect that one’s working space may have on the physical body. From both professional and personal experience I examine my own recent works and working conditions in context with my own body.
Along with the peripatetic conditions implicit in ‘artists residencies’ comes a dramatic call on the artists’ body to adjust to the diverse stimuli and to respond analogously. The body may also ‘create’? The artists output, the ‘body of work’ could be a metaphor for the work of the body, that is, in the process of transformation; i.e. in the shuffling of ideas/cells and in the formation of authentic response/ creative formations.
In short the body may follow the mind’s instruction (the call for transformation); the call of the body to create ‘her’ internalised object (akin to Klein’s good and bad breasts), and for that internalised object to come to life, as we want art to do in the way Mary Shelly wanted for character, Victor’s Frankenstein”.

Perso nello spazio esamina l’effetto che lo spazio dello studio d’artista ha sull’oggetto artistico stesso (effetto vaschetta del pesciolino rosso) e in parallelo, l’effetto che lo spazio di lavoro può avere sul corpo fisico. Dal punto di vista dell’esperienza sia professionale che personale, esamino i miei lavori recenti e le condizioni lavorative in contesto con il mio stesso corpo. Oltre alle condizioni peripatetiche implicite nelle ‘residenze d’artista’ avviene una richiesta drammatica sul corpo dell’artista per potere far fronte ai diversi stimoli e risponderne coerentemente. Può anche il corpo ‘creare’? Ciò che crea l’artista, il ‘corpus’ potrebbe essere una metafora per il lavoro del corpo, e cioè, nel processo di trasformazione la mescolanza di idee/cellule e la formazione di autentiche reazioni/formazioni creative.
In breve, il corpo può seguire le istruzioni della mente (la richiesta di trasformazione); la richiesta da parte del corpo di creare il proprio oggetto ‘interiorizzato’ (simili alle mammelle cattive e buone di Klein) e perché l’oggetto interiorizzato prenda vita, così come pretendiamo faccia l’opera artistica, similmente a come prende vita la creatura di Mary Shelley, il Frankenstein di Victor.

DIANE O’DONOGHUE
And in the beginning there was an urn…
ABSTRACT Intimacies and complexities between visual cultures and psychoanalysis were present, it can be said, from the very start. This presentation will focus on the various lives of a particular Etruscan vessel, among the very first ‘antiquities’ that Freud acquired. We will reconstruct its numerous identities – as an archaeological artifact, a desirable object of the art market, a material and psychical phantasm, and the subject of one of its owner’s dreams – as they all circulated through the early history of Freud’s project of ‘mind.’

All’inizio c’era un’urna…
Intimità e complessità fra culture visive e psicoanalisi erano presenti, si può dire, sin dall’inizio. Questa presentazione si focalizzerà sulle tante vite di un particolare pezzo di vasellame etrusco, fra le prime vere “antichità” che Freud acquistò. Si ricostruiranno le sue numerose identità – come manufatto archeologico, oggetto del desiderio sul mercato antiquariale e fantasma materiale e psichico, nonché soggetto di uno dei sogni del suo possessore – le varie forme che circolavano nella prima fase del progetto di Freud della “mente”.

MICHAEL PARSONS
Artist and viewer-necessary partners in creation
ABSTRACT Art does not just happen in the artist’s studio; it also – and essentially – happens in the mind of the viewer. Artist, art object, viewer: without all three there is no artistic experience. Artist and viewer are partners in creation. Psychoanalysis likewise involves an analyst, what the analyst offers, and what the patient makes of the analyst’s offering. Analyst and patient, like artist and viewer, are partners in creation.

L’artista e l’osservatore – partner necessari nel processo creativo.
L’arte non avviene solamente nello studio dell’artista; è anche, e sostanzialmente, nella mente dell’osservatore. Artista, oggetto d’arte, osservatore: senza tutte e tre non c’è l’esperienza artistica. L’artista e l’osservatore sono compagni nella creatività. Similmente la psicoanalisi richiede un analista, ciò che l’analista offre e ciò che il paziente fa dell’offerta analitica. Analista e paziente, come l’artista e l’osservatore, sono compagni nella creatività.

DAVID ROSENMEYER
Partnership in music.
ABSTRACT After their huge success with ‘Le Nozze di Figaro’ and ‘Don Giovanni’, Mozart seemed to find in librettist Lorenzo da Ponte his long-wished-for ideal artistic partner. For their third and last collaboration they embarked on doing something quite unusual for its time, and created a new opera not based on a previous play, book, ballet or any other preexisting source. At the heart of this opera, ‘Cosi Fan Tutte’, Mozart and Da Ponte conspire to create a composition that by subtly breaking the rules produces a musical tableau where prayer and desire are confused, and nothing is at it seems.

La collaborazione in musica
Dopo il grande successo con Le Nozze di Figaro e Don Giovanni, Mozart sembra aver trovato nel librettista Lorenzo da Ponte il suo collaboratore artistico ideale, a lungo ricercato. Per il loro terzo ed ultimo lavoro congiunto, si imbarcarono in un’impresa piuttosto inusuale per l’epoca e crearono una nuova lirica non basata su una fonte scritta, melodramma o balletto o qualunque altro tipo di fonte preesistente. Alla base di Così fan tutte, Mozart e da Ponte cospirarono per creare una composizione che, rompendo sobriamente con gli schemi, producesse una trama musicale ove preghiera e desiderio fossero confusi e niente è come appare.

MARK SOLMS
The neuroaffective foundations of artistic activity.
ABSTRACT There has recently been much interest in the topic of ‘neuro-aesthetics’. Existing work has focused mainly on cognitive mechanisms, and on aesthetic perception in particular. I will counterbalance this focus with some observations on the affective brain mechanisms that are most implicated in artistic experience and activity, with a particular emphasis on the mammalian emotion called PLAY.

L’interesse per le ‘neuro estetiche’ è all’ordine del giorno. Finora i contributi si sono focalizzati principalmente sui meccanismi cognitivi, e sulla percezione estetica in particolare. Desidero controbilanciare tale focus con alcune osservazioni riguardo ai meccanismi affettivi del cervello che sono implicati nell’esperienza artistica e nella sua attività, con una particolare enfasi sull’emozione mammifera denominata GIOCO.